mercoledì 10 novembre 2010

L’INFARTO E LA FABBRICA DEI GUARITI

                                                                                                                    

Roma12/10/2008

Un dolore forte, sordo al centro del petto,neanche insopportabile ma di quelli che pare dicano da subito:” è inutile che aspetti,tanto non passo!!”.
Ho, come una sensazione di definitivo, anche se mi rifiuto di crederci.
Un altro dolore meno forte alla schiena e l’intorpidimento del braccio sinistro completano l’opera.
Poi l’ambulanza e di corsa sballottato letteralmente all’ospedale, dove niente è veramente reale per me, pur nella sua spiacevole concretezza.
Mia moglie di sfuggita, con un viso terrorizzato,ed intorno caos di persone che in quel momento ho pensato che dovevano essere dei fenomeni per riuscire ad essere anche efficienti in mezzo a quel casino.
E finalmente una ragazza giovane con due occhi vivi,consapevoli e che danno la sensazione di sapere quello che fanno.
E’ una dottoressa e mi dice che devo fare di corsa la coronarografia, così, se si riscontra quello che lei sospetta si può intervenire subito.
E da lì un altro viaggio nell’inconsapevole,sdraiato davanti ad un grande schermo dove si dovrebbero vedere le mie arterie e saperle riconoscere.
Mi infilano nell’inguine una cannula piccolissima che dovrà fare in seguito da guida per farsi una passeggiata all’interno delle mie arterie quasi sino al cuore.
In mezzo ad un dolore notevole,specie all’inizio ed alla fine dell’intervento,quello che riesco a capire è che hanno stappato due arterie e fatto “L’angioplastica coronarica” e che,secondo loro è andato tutto bene.
Chissà perché quando mi dicono così,mi viene sempre in mente la vecchia battuta:l’operazione è riuscita perfettamente ma il paziente è morto”? 
E poi è anche interessante cogliere i nomi gentili e musicali che usano per definire operazioni,sia pure difficilissime,che per un profano potrebbero essere più adatte ad un idraulico che ad un medico.
Un volta richiuso tutto, mi mettono una compressione all’inguine sopra l’apertura dell’arteria che mi sembra un po’ troppo stretta ma io che ne so, specialmente in quel momento?
Poi di corsa il ricovero all’UTIC Unità Terapia Intensiva Cardiaca e subito una serie di aghi nelle vene,collegati a flebo e poi sensori in tutto il petto e la schiena,collegati ad un macchinario,tipo televisorino,che rileva in tempo reale,  valori, ritmi e diagrammi sui quali si basa la differenza tra l’essere vivo o morto,insomma quelli che vediamo spessissimo nei telefilm in televisione.
E da lì in poi, non ho il tempo di annoiarmi,giorno e notte,perché non passa mezz’ora che qualcuno non mi stia o facendo domande o manipolando il corpo,con prelievi,misurazioni,auscultazioni,il che non sempre è piacevolissimo per chi sta male.
Ma sapranno quello che fanno e non sarò certo io a dargli problemi.
Tutto bene, salvo il fatto che nessuno si decide a dirmi,con precisione, cosa effettivamente ho avuto,fino a che non lo chiedo esplicitamente e con un espressione che non permette giri di parole.
INFARTO.
Passa ancora un po’ di tempo e mi accorgo che la prima sensazione di efficienza non è così reale,di tutti quei macchinari sofisticati su 8 ne funzionano spesso solo 2 o 3 anche di quelli semplici,specie i misuratori di pressione e finiscono per fregarseli l’uno con l’altro.
Di veri dottori ce ne sono 4 o 5, l’altra marea di camici bianchi sono studenti e comincio a non sentirmi più tanto sicuro.
Non vengono loro forniti gli aghi di misura appropriata per fare i prelievi e perciò ognuno di questi è un’ecatombe  di grumi di sangue ,di lividi che ogni giorno diventano sempre più scuri ed hanno anche il coraggio di sostenere che è meglio così perché quelli piccoli si possono rompere.
Va bene che uno ha avuto l’infarto ma mica è scemo e , chiunque abbia fatto un po’ di analisi prima,sa bene che non è per niente vero.
Allora dicevo che i veri medici sono in tutto 4 o 5, e che dire dei primari?
Loro si concedono circa un’ora al giorno per tutti, con tutto il codazzo dietro che ricorda loro la situazione dei pazienti.
Salvo la settimana corta,perché il sabato e la domenica non si vedono,come se in quei giorni fosse vietato morire.
Se lo viene a sapere Bertinotti magari toglie loro anche il venerdì o forse no, perché non sono operai,magari fa lavorare loro tutti i giorni e tutto il giorno e migliora di conseguenza l’orario degli infermieri.
A proposito, non ho ancora affrontato per niente il problema e l’atteggiamento, appunto, dei paramedici.
Quello merita un capitolo a parte.
Formalmente tengono un comportamento molto professionale,salutando sempre e con una serie di risposte confezionate ripetute a pappagallo,che dovrebbero dimostrare quanto siano a ns. disposizione totalmente. Ma sono persone ed hanno espressioni,sguardi , qualche volta scatti di ira e spesso comportamenti, che rivelano i loro veri sentimenti.
Non ne possono più, salvo pochissime eccezioni,di fare quel lavoro e dei malati.
Quello che mi chiedo è chi gli ha ordinato di farlo?
Chi sceglie quel tipo di professione credo che certe cose se le dovrebbe aspettare.
Ma tutto questo è colore locale e forse anche abbastanza scontato,specialmente per chi, al contrario di me, abbia già avuto esperienze simili.
Che non fossi invulnerabile,già lo sapevo,ma constatarlo praticamente,così all’improvviso non è piacevolissimo.
In nessun momento di tutta l’avventura ho veramente avuto paura di morire,un po’ perché non ho neanche pensato che veramente potesse succedere,un po’ perché non è quella la cosa che temo di più.
L'infarto è una necrosi. Non lo sapevo.
Perciò quando si usano frasi come: mi ha spezzato il cuore o ho il cuore in pezzi, sono solo immagini romantiche.
Concretamente, una parte del cuore non riceve più sufficientemente sangue o ossigeno e muore definitivamente e la cosa è irreversibile.
Se questa parte è relativamente piccola,dopo il giusto riposo e naturalmente giuste cure, quello che resta può sopperire alle funzioni di quella mancante e permettere una vita normale senza particolari impedimenti,almeno così dicono i medici e si è portati a crederci, perché la speranza è sempre l'ultima a morire.
In pratica si può senz'altro dire che una parte di me è morta ma che il resto non ci pensa per niente a seguirla.
Alla faccia di qualcuno che alle volte potrebbe aver pensato che ero senza cuore.
Ora il problema è capire cosa succederà da adesso in poi.
Ma forse, neanche quello,forse lo scoprirò giorno per giorno e qualsiasi cosa succeda, dovrò trovare il modo di adattarmi.
Spero di esserne capace.
In certi ambienti,si diceva che un uomo non può considerarsi veramente tale se non è stato almeno una volta in galera.
A parte la discutibilità di questa affermazione,che non mi sentirei per niente di sottoscrivere,credo che lo stesso si possa dire riferito all'infarto,specie se si ha la fortuna che non sia stato definitivo.
Un lato romantico ce l'ha, è una malattia più che dignitosa,sia quando è lieve che quando è mortale.
Chi di noi,prima o poi non ha detto che gli sarebbe piaciuto morire di colpo?
Prende il cuore che è la parte più sparlata e spesso sopravvalutata del nostro corpo,sul quale ci si è sbizzarriti in tutti i modi,lasciandoci andare a fantasie romantiche, spesso molto lontane dalla cruda realtà scientifica,ancora più del cervello,anche perché approfondire su quell'argomento è parecchio più difficile.
Anche i motivi che lo provocano,nell'immaginario popolare,sono dignitosi,spesso virili,lo stress,le preoccupazioni,il super lavoro, ma anche il fumo,una dieta sbagliata,una vita sedentaria per costrizione.
Insomma il cancro è squallido,l'infarto è nobile.
Questo non vuol dire che non ne avrei fatto volentieri a meno o che mi voglia per forza consolare di una cosa che ormai è avvenuta e perciò meglio accettarla e meglio ancora valorizzarla.
Fatto sta che, normalmente, viene a gente piena di vita che non si risparmia sia da un punto di vista fisico che psicologico e questo,anche se magari non sarà vero al cento per cento, un po’ gratifica.
In quanto alla morte,devo dire che non mi spaventa,anzi mi incuriosisce,in quanto è l’unico vero mistero rimasto che riguarda la vita umana e che non si sia riuscito a definire con certezza.
Cosa succede proprio nell’atto del trapasso e soprattutto dopo,non lo sa nessuno con certezza. Esistono solo convinzioni ed opinioni dettate dalla fede o dalla sua mancanza.
Magari finisce tutto lì,oppure comincia un’altra vita,collegata o no in qualche modo alla precedente i cui termini e limiti possono solo essere immaginati,spesso sperati.
Forse è una vita solo spirituale e non fisica oppure tutto il contrario ed in quest’ultimo caso sarei molto deluso se non mi venissero assegnate un certo consistente  numero di giovani vergini disponibili.

Visto che io sono sempre eccessivo, alla data in cui ho scritto questa cosa ero già stato operato di cancro e, malgrado mi sforzi, mi riesce difficile il tentativo di nobilitare anche questa malattia.
Quello che conta veramente però è che oggi sono in grado ancora di raccontarlo e questo, vista la situazione, non è poco.
In quanto alle Urì,mi sa che mi conviene aspettare ancora un po’,sia perché gli impegni terreni ancora mi assorbono totalmente e anche piacevolmente, sia perché per affrontare un compito di quel tipo bisogna arrivare in piena forma e penso che ci vorrà ancora molto tempo.
  
  

LA FIDUCIA

Fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio. La solita frase fatta,che una parte importante di verità la contiene anche se, espressa così,risulta amara e cinica.
Quanto è bello e gratificante fidarsi,ma quanto è pericoloso.
In tutti i campi,dagli affetti, al lavoro,ai rapporti quotidiani con tutti,la fiducia rappresenta un’apertura di credito senza garanzie e perciò, un atto di considerazione e spesso di amore.
Amore in senso lato,non necessariamente sessuale.
Per quanto ci si conosca e ci si voglia bene le vere garanzie,quelle assolute,non ci sono mai.
Bisogna avere fede, dice la Chiesa,ma si tratta di un'altra cosa, anche se dei punti in comune ce l’ha, a mio avviso.
Dunque, non c’è dubbio che credere è più difficile di non credere, a chiunque, sempre e comunque.
Sono,però,convinto che non si può trascorrere la vita sempre sulla difensiva.
Ci sono casi nei quali sarebbe bello buttarsi senza pensare alle conseguenze o anche pensandoci,ma ritenendo più importante lasciarsi andare,anche perché sentiresti di non poterne fare a meno, succeda quel che succeda.
Quando questo avviene,secondo me sono presenti un amore e una stima grandissimi,quasi senza limiti che provochino in te la certezza ,la fiducia, che qualsiasi cosa succedesse, non sarebbe mai volutamente contro di te.
Sicuramente sarebbe un fatto di conoscenza,di considerazione,di affetto oltre che di attrazione psicologica e fisica,nel caso di un uomo e una donna.
Certo una fiducia mal riposta genera uno dei dolori e delle delusioni più grandi che si possa provare,ma la vita è un rischio sempre qualsiasi sia il tuo comportamento,perciò occhi bene aperti, ma è bello correrne qualcuno, per non precludersi alcuna possibilità.
L’atto di fede più difficile,e più pericoloso,sarebbe,credo, lasciare la libertà assoluta e cioè non imporsi mai sulla persona che ami, dimenticandosi gli egoismi, anche se questo comportasse qualche piccola sofferenza.
Anche se, si tratterebbe di un atto con un valore e un significato solo se fosse ricambiato, tenendo però, sempre presente,anzi non ce n’è bisogno perché ce lo ricorda tutti i giorni la vita,che siamo umani e perciò poco portati a grandi generosità e altruismo e refrattari al “martirio”.
Infatti,penso che,ognuno di noi, almeno in teoria, avrebbe il diritto di ricevere, magari in parte, quanto dona,se non altro dal punto di vista affettivo,se non materiale,se no il rapporto è squilibrato e destinato a non avere un grande futuro.
Ma nell’amore tra uomo e donna,quando c’è,a mio avviso, sarebbe bene goderselo il più possibile insieme o lasciar perdere, perché di solito, amore e fiducia camminano a braccetto.
Per un buon rapporto, dell’amore forse si potrebbe anche fare a meno,della fiducia mai.
Come molti, non ho tutte le risposte e non sono sicuro su cosa sia veramente giusto fare in certe occasioni,ognuno di noi ci prova,si butta,seguendo la propria sensibilità e la capacità di amare sia se stesso che l’altro,ma senza nessuna certezza.
Credo che,quello che conterebbe di più, sarebbe di pensare,agire e comportarsi sempre in buona fede,senza riserve mentali.
Sarà possibile farlo?
Sempre e con tutti?
Io credo di si. In tutte le occasioni forse no,ma con le persone che ami, si. Anzi credo che sarebbe un dovere. Che farebbe la differenza. Che qualificherebbe e valorizzerebbe più di ogni altra cosa la propria vita.
Senza la ricerca della perfezione,senza cercare beatificazioni, chi è capace,almeno qualche volta,di fede,di un comportamento privo completamente di egoismo,che pur tenendo conto di tutte le possibili conseguenze,segua quello che gli detta il cuore ed il cervello e lo percorra sino in fondo ,forse non sarà eccezionale,ma sicuramente sarebbe una persona completa della cui umanità potrà sempre andare orgogliosa.
Ma che sto  dicendo?
Secondo me,sarebbe proprio eccezionale, invece. 

martedì 9 novembre 2010

VIENI VIA CON ME. BELL’INIZIO!

Ho visto una parte di “Vieni via con me” e letto qualche resoconto sul resto del contenuto e pur non essendo rimasto per niente sorpreso, una piccola delusione l’ho ricevuta.
Da Saviano e Fazio non mi aspettavo altro che quello che ho sentito e letto,era talmente prevedibile,che mi è  sembrato di aver già visto la trasmissione.
Benigni è sicuramente un uomo molto intelligente che si distacca piuttosto nettamente da questa mediocrità da cui siamo accerchiati televisivamente e spesso anche sui giornali,da lui mi sarei aspettato qualcosa di più e di meglio.
Improntare tutto il suo intervento,sia pure ben costruito e come sempre molto ironico,sullo sfottere Berlusconi, è quanto di più scontato potesse pensare e fare.
Benigni le qualità ce l’hai,sorprendici ogni tanto,per favore,visto che è nelle tue corde.
Se ci deludi anche tu non ci rimane più niente.
Andare in trasmissione e difendere Berlusconi magari sempre con i tuoi modi da burlone e attaccare qualche giornale che ha pubblicato le cose che hai citato ieri, avrebbe fatto rimanere a bocca aperta tutti e magari ridere anche di più.
Ma questi sono sogni, perché anche te, che potresti ormai fare tutto ciò che vuoi, ti adegui all’andazzo e a quello che una certa parte si aspetta da te,essendo io convinto che sei troppo intelligente per credere a tutte le cose che sono state scritte da un po’ di tempo e sulle quali ieri hai calcato molto la mano pur con il tuo modo leggero.
Lo farai per convinzione,per antipatia verso la persona,ma,malgrado le tue qualità ti uniformi a quello che è diventato un luogo comune, sparare sulla Croce Rossa.
Sicuramente Berlusconi ha le sue colpe perché,anche se fosse completamente innocente da tutte le cose che scrivono,sapendo di essere perennemente nel mirino di certa stampa, dovrebbe evitare certe situazioni che possano causare anche il solo sospetto che da noi, ormai lo sanno tutti, diventa subito come se fosse una certezza e una condanna dopo tre gradi di giudizio.
Però, nello stesso tempo,c’è anche da capire, anche se non si vuole giustificare, il personaggio che nella vita è riuscito ad avere quasi tutto, conquistandoselo da solo e potrebbe fare una vita tranquilla se solo lo volesse,che non si rassegna, secondo me volutamente, a vivere come vogliono gli altri o come sarebbe più prudente visti gli avvoltoi che gli girano ormai da anni sopra la testa.
Mi sorprende come un uomo come Benigni non consideri questo e malgrado abbiano opinioni completamente diverse, penso su quasi tutto, speculi e ironizzi su cose che avrebbero distrutto la vita di qualsiasi altro.
Se sino ad ora il Premier, ha retto questa aggressione mediatica concentrata che va avanti da moltissimo,secondo me,due sono i possibili motivi: o è veramente il male assoluto come scrivevo in un’altra occasione o è innocente e non accetta di farsi condizionare la vita da chi vuole solo la sua distruzione.
Che a tutto questo si aggiunga Benigni,anche se non mi sorprende,mi delude molto.
Ma forse sono solo un ingenuo e mi aspetto troppo dalle persone che stimo. Alle volte l’intelligenza non basta.  
Fazio è una figura indefinibile che fin dall’inizio è sempre vissuto di luce riflessa,infatti non ha mai fatto una trasmissione da solo nella quale lui fosse il vero protagonista,ma si è dovuto sempre accompagnare con qualche personaggio che avesse una carattere o che facesse ridere.
Se dovessi definire la sua personalità, non sarei in grado, essendone privo o timoroso di scoprirsi troppo sino a rasentare la vigliaccheria e a dimostrazione di questo c’è il suo modo di organizzare i suoi programmi nei quali lui, mai prende posizioni personali,se può le fa prendere ai sui ospiti fissi e non, e  quando questi dicono cose un po’ fuori le righe, fintamente li richiama facendo vedere che è sorpreso di una cosa quasi sicuramente già preparata prima della trasmissione.
Sembra come chi lancia il sasso e nasconde la mano,che non sarebbe, per l'appunto, segno di mancanza di carattere,ma di coraggio e un eccesso di prudenza.
Secondo me la cosa che gli riusciva meglio erano le imitazioni, dove la particolarità poteva prenderla dalla persona imitata e se non fosse di una parte politica ben chiara, non credo che lavorerebbe così tanto.
Ma questa è un’opinione di cui mi prendo tutta la responsabilità.
Pensate alle sue trasmissioni:
In Quelli che il calcio, la fortuna della trasmissione la facevano gli ospiti in studio, ma soprattutto quelli fissi agli stadi, lui era solo un legante che,e in questo era bravo,riusciva ad esaltarne le qualità.
Ma, successivamente,quando la trasmissione è stata presa in mano da Simona Ventura non si è sentita minimamente la sua mancanza.
Della sua presenza al Festival di Sanremo si perde il ricordo e non mi sembra che abbia lasciato alcun segno del suo passaggio.
Un’altra trasmissione di cui non ricordo il titolo, si basava sulla solita formula e in quel caso, si fece affiancare da Claudio Baglioni in modo da infilarci anche un po’ di musica e comunque un personaggio con un grande seguito, anche se bisogna riconoscergli che, nel caso specifico, è riuscito a far sciogliere il cantante che, prima appariva e forse era, un po’ timido e molto rigido.
Successivamente la trasmissione giornaliera su rai tre, Che tempo che fa,è andata avanti basandosi sugli ospiti,per la maggior parte naturalmente di sinistra,e quando non lo erano,invitati a dire cose che potevano far comodo sempre a quella parte,intramezzata da qualche intervento ironico della Littizzetto.
Insomma lui è trasparente,in giudicabile.
Molti dicono che il conduttore perfetto dovrebbe essere così,quasi invisibile perché il suo compito è quello di far risaltare gli ospiti.
Sarà anche vero, ma forse Fazio esagera, anche perché da la sensazione di comportarsi così, perché non sa fare altro, ma cercando contemporaneamente, di accreditarsi come un autore pieno di contenuti pur non dimostrandolo e senza mai esprimerli.
Parlare di Saviano ormai è come parlare della Madonna, e non si capisce perché.
Se qualcuno si azzarda  a parlarne male come minimo si prende un accusa di collusione con la mafia o la camorra.
Vorrei che qualcuno mi spiegasse cosa ha fatto quest’uomo per essere diventato così importante e soprattutto così intoccabile.
Unica opera:un libro molto crudo sulla camorra da cui è stato tratto un film. Non è il primo e non sarà l’ultimo. “Naturalmente” pubblicato con Mondadori.
Non mi risulta che abbia fatto altro, almeno come scrittore, salvo collaborare con alcuni giornali di sinistra.
Ho l’impressione che un solo libro sia un po’ poco per qualificare in modo completo uno scrittore, salvo che non si tratti di Tomasi di Lampedusa,che in ogni caso, non ha scritto solo quello ed è stato capace di elaborare forse il più bel libro italiano del Novecento,Il Gattopardo,cosa che non mi sembra si possa dire di Gomorra.
Siamo arrivati al punto che adesso dobbiamo farci spiegare l’Italia da Saviano,il quale si permette di censurare l’operato di giornalisti che per anzianità di servizio e per carriera lui dovrebbe solo ammirare e soprattutto rispettare, anche se esprimono idee diverse dalle sue e non attaccare solo quelli che appartengono ad una parte politica,sorvolando su cose molto più gravi e per più tempo, fatte da altri dell’altra parte della barricata.
Capisco che Repubblica gli dia da mangiare,anche se lui non tiene famiglia, almeno da quanto ne so,ma sorvolare completamente su quello che scrive quel giornale mi sembra un po’ troppo.
Per non parlare degli altri quotidiani della stessa tendenza dove,oltretutto, non ha neanche interessi personali.
Chi si sente al di sopra delle parti e decide proprio di dover criticare l’operato della stampa,cita tutti,non si limita a stroncare solo chi non gli sta simpatico.
Il sostenere che i giornali di sinistra ed in particolare la Repubblica abbiano fatto di peggio è una mia opinione personale,ma credo che sia inconfutabile che come minimo siano sullo stesso piano di gravità e che,e sfido chiunque a smentirmi con i fatti,abbiano iniziato abbondantemente per primi.
Pare che,il novello Censore napoletano, sempre per colpa del libro che ha scritto, sia minacciato di morte continuamente dalla malavita e che per questo debba cambiare continuamente residenza e che sia scortato,cosa che lo Stato, che lui spesso critica molto, sta giustamente facendo, con oneri anche economici per tutti.
Mi chiedo, ma le cose che ha scritto e che si sono viste nel film,non le sapevano e le dicevano già in molti,salvo qualche particolare che non cambia la sostanza dei fatti?
Direi tutte le istituzioni che vivono a contatto e combattono con la camorra,nel più assoluto silenzio e che, con molta probabilità, mi azzardo a dire, corrono molti più rischi di lui,magari alcuni anche senza scorta e senza il ritorno mediatico.
Non c’è dubbio,almeno a mio avviso, che siamo in un periodo in cui le grandi figure di intellettuali,giornalisti e scrittori che c’erano una volta non ci sono più e sono pochissime le firme che possano tenere il paragone con quelle del passato senza sfigurare,ma che si debba addirittura arrivare a farsi dare lezioni da Saviano, mi sembra un po’ troppo.
Anche fisicamente,non ha un gran bell’aspetto,che per chi fa televisione può avere la sua importanza e sono convinto che, se un buon regista dovesse fare un film sulla malavita e lo dovesse scegliere per una parte, penso che gli farebbe fare il mafioso o comunque il cattivo.
In Italia da molto tempo si va avanti con le mode anche nella popolarità dei personaggi e spero che S. Gennaro ci faccia la grazia di farlo tornare a fare quello che faceva prima,perché,tanto per citare un caro e illuminato autore di sinistra,Giorgio Gaber: Come siamo ridotti!!!!!!!!





lunedì 8 novembre 2010

NESSUN RIPOSO SPECIE QUELLO ETERNO

Malgrado tutto,quando mi cerco ancora mi trovo,non senza un po' di sorpresa.
Sono trascorsi quasi tre anni,veramente anomali.
Non saprei fare una scala di valori circa la maggiore o minore gravità delle cose accadute in questo periodo,credo che ne sarebbe bastata una sola per dire  già che non mi stava  andando bene.
Ma forse  ripensarci ed elencare quello che è stato e che potrebbe ancora succedere,oltre ad everlo già fatto in precedenza,non ha grande importanza,mi interessa molto più soffermarmi su aspetti di natura interpersonale ed intima.
La prima cosa da dire,anche se un po' scontata e banale, è che in questi momenti in genere,e un po'lo sospettavo già da prima,scopri chi veramente ti vuole bene e chi è solo un conoscente e niente più.
La cosa non è sempre in senso negativo perché, ogni tanto, qualche sorpresa piacevole e soprattutto inaspettata, avviene e questo un po' ti riconcilia con il mondo e con la tendenza che è un po' di molti di vedere predominante il lato negativo e un po’ cinico nei rapporti con chi ti circonda.
Sono stato abbastanza fortunato perché scoprire che una persona che non ha neanche  dei rapporti strettissimi con te e che non può aver nessun interesse né economico né di altro tipo,si interessa di te chiamandoti,piuttosto spesso, per avere notizie e dimostrando un interessamento inspiegabile se non con l'affetto e l'amicizia è stata una piacevolissima sorpresa.
Vale la vincita di un premio di qualsiasi tipo,in quanto si tratta proprio di un premio,un riconoscimento che qualche cosa sei riuscito a dare a questa persona,magari anche senza volere o senza accorgertene, che sicuramente ti ha facilitato, perché si è dimostrata particolarmente ricettiva,ma in parte sarà anche merito tuo.
Poi c'è il rovescio della medaglia,ma di questo mi annoia molto parlare,perché me lo aspettavo e me lo aspetto ancora,come la maggior parte delle persone, forse anche al di sopra della realtà, infatti,  nel mio caso, non è stato diffusissimo.
Subito, mia moglie ha preso un atteggiamento di protezione e di condiscendenza su qualsiasi fossero le mie decisioni ,ma con uno stato d'animo di chi si aspetta che il peggio deve ancora venire e questo,come disse Spencer Tracy in un famoso film,me l'ha resa inavvicinabile per qualsiasi  discorso ragionato razionalmente e serenamente.
Nessuna critica perché mi rendo conto di quanto possa essere difficile trovarsi in una situazione del genere se si ama sul serio e non so cosa avrei fatto io a parti invertite.
Sicuramente ha fatto di tutto per non intralciare qualsiasi strategia ritenessi di tentare sia per la salute che per il lavoro,ma il fatto di vederla così preoccupata e, contro la sua natura,anche abbastanza negativa, non ha aiutato nessuno dei due,anche perché, pur cercando di scherzarci sopra,non sono riuscito ad ottenere grandi risultati, anche se  non dispero.
Quello che è piacevole in tutta questa storia è che io mi sento ancora molto vivo,con tanta voglia ancora di fare e di giocare,e che tutto ciò si deve recepire all'esterno,in quanto i rapporti con la gente  comune che si incontra tutti i giorni sono diventati decisamente più cordiali, più amichevoli e scherzosi,specie con le donne,che devo dire non ho desiderato mai come adesso che,almeno per ora,spero,non posso avere.
E' proprio vero quello che sostengono alcune persone che si sono quasi sempre rilevate di grande valore e cioè che il rapporto con la gente dipenda da te,da come ti porgi loro.
Dai cordialità allegria e gentilezza ed in genere riceverai  altrettanto,anche se non sempre,ma quelli sono casi di cui non vale la pena di perdere tempo a parlare,tanto sono persone da evitare come la peste,se appena  è possibile. Chi li conosce li evita.
In tutto questo periodo ho incontrato una quantità,notevole di medici in un tempo relativamente breve,un campionario piuttosto completo di professionisti che, salvo rare eccezioni, confermano quanto di peggio si dica di loro sia nelle barzellette che seriamente.
Quello che è certo è che questi incontri mi hanno confermato la pochissima stima che avevo della loro categoria,prima delle ultime vicissitudini.
Risulta chiarissimo,almeno a me,che tra tutti i professionisti,sono senz'altro i più ignoranti,e spesso procedono per tentativi applicando terapie standard, secondo i sintomi lamentati dal paziente, senza mai valutare l'unicità della persona e le differenti reazioni di ognuno di noi alla malattia e alle cure.
Inoltre la maggior parte di loro sono dei mentitori incalliti,in parte per coprire eventuali errori ed anche per minimizzare le eventuali conseguenze del loro operato,senza valutare  se il paziente preferisce sapere sino in fondo quello che l'aspetta………magari, prima.
Se poi qualcosa non va bene o va diversamente dalle previsioni,la minimizzazione dei problemi diventa la loro migliore qualità,nella quale,sono veramente dei professionisti esperti,le cui certezze,in questo caso, non vacillano mai.
Ma anche questo già me lo aspettavo prima che succedesse,anche  se una cosa è sapere che le cose,salvo rari casi,procedono così,e una cosa è quando ti succede personalmente.
Assicuro tutti, che in questo caso la situazione è “leggermente” più sgradevole.
Prevedere le cose prima che succedano ha i suoi lati positivi ma anche negativi,perché,se è vero che non vieni mai sorpreso in modo totale è anche vero che l'inconsapevolezza,a volte facilita la vita o periodi della stessa.
Mi riferisco al vivere sospeso,leggero più dell'aria,dondolato da brezze lievi e carezzevoli,con l'animo sereno,privo di domande senza risposte ma pieno di consapevolezze e di serenità. Insomma Forrest Gamp.Uno stronzone,ma uno stronzone felice. Quasi irrealizzabile,un po’ deprimente,ma in certi casi anche molto soddisfacente.
Per quanti anni e un po' anche adesso, ho sopravalutato la capacità di pensare, lo scavo,l'approfondimento,la razionalità,dei quali malgrado tutto non posso fare a meno,dimenticando o sapendolo benissimo,ma senza che questo cambi niente,che se non sei felice, che te ne fai di cercare di capire tutto?
Magari non sei felice proprio per quello.
La mente umana è uno strano animale che va maneggiata con cura e coltivata con prudenza,perché non sempre quello che sembra giusto,poi si trasforma in positività.
Il modo di elaborare il pensiero non segue spesso una linea retta e logica,spesso anche involontariamente,prende strade tortuose il cui traguardo non sempre è tanto chiaro e neanche facilmente decifrabile.
Per questo,causa ed effetto spesso non sono conseguenze logiche a guardarle freddamente,ma sono il prodotto di masturbazioni mentali nelle quali, più di quanto si possa credere, ci crogioliamo un po' tutti,spesso anche con notevole godimento e risultati concreti quasi sempre catastrofici.
Sono stato molto male e non sono certo migliorato,forse morirò presto,ma perché, tutto sommato, non sono affatto triste? 
Anzi, tolti alcuni momenti di reazione ai disturbi fisici alle troppe medicine e soprattutto ai troppi esami clinici,direi che sarei anche abbastanza allegro e se non avessi altri problemi di natura economica,potrei dire che il mio umore è nettamente migliore di prima di tutti i guai.
Perché?
Se ci penso,mi è stato tolto quasi tutto quello che mi piaceva prima,le sigarette,le donne,un po' di sport d'estate,una efficienza fisica che non faceva di me un atleta,ma mi permetteva di avere una forza e una resistenza nettamente superiore a quella che avrei dovuto avere alla mia età.
Un bel salto,eppure non posso dire di essere triste e neanche particolarmente preoccupato ad eccezione della parte economica ,ma questo non tanto per me,quanto per il dopo me.
Lo trovo del tutto inspiegabile,molto illogico,ma per gli altri è assolutamente incomprensibile e spesso anche non credibile.
Come conosco nuovi medici dopo averlo fatto con i vecchi,passo la maggior parte del tempo a spiegare  loro che non sono depresso e non  rischio di diventarlo,molto spesso senza riuscire a farmi credere;glielo leggo negli occhi.
Magari mi converrebbe accettare che mi considerino depresso,tanto poi le medicine relative non le prenderei mai,almeno li farei contenti e non perderei troppo tempo, visto che me ne rimane sempre di meno. (forse).
L'ultima delle grandi idee,chiaramente tutte risolutive e nessuna che abbia risolto,dei medici è la cura ormonale,che per quello che ho letto è proprio l'ultima spiaggia,in quanto ho il sospetto che  non sia neanche una cura,ma un palliativo.
E' come se tu togliessi il cibo ad una persona per farla dimagrire o almeno non ingrassare e questa sarebbe una cosa che avrebbe anche una sua logica,soprattutto per guadagnare tempo,se purtroppo queste cure,perché ce ne è più di una,non dessero degli effetti collaterali piuttosto importanti.
Quella più blanda dovrebbe dare  meno effetti collaterali,anche se la crescita del seno e un’astenia indescrivibile oltre all’aumento notevole di peso,non sono proprio poca cosa, ma anche meno garanzie,l'altra è una vera e propria castrazione chimica.
Molti potrebbero pensare,ma che te ne importa,tanto da quando ti hanno operato non hai più potuto   fare sesso.
Vero,ma a parte il fatto che un minimo di speranza di riavere una vita sessuale,se non  proprio soddisfacente almeno accettabile,mi rimane,perché la chimica,in questo campo, ha fatto passi da gigante,qui non si tratta di fare o non fare sesso,l'eliminazione totale  del testosterone in un uomo, provoca reazioni anomale e non dico che diventi uguale ad un transessuale,ma sicuramente avrai una serie di disturbi non comuni al tuo sesso ed inoltre su internet,per quello che può valere,si può leggere che sembra incidere anche sulla capacità cognitiva.
Insomma io ho avuto una vita abbastanza lunga tutto sommato e non mi sono fatto mancare quasi niente,nei limiti dati dal fatto di non aver mai avuto grandi mezzi economici e quando sarà finita vorrei riconoscere che quella persona che sta per morire sono io e non un altro che non so chi sia.
Vivere è bello ma non a tutti i costi e soprattutto non per compiacere  un medico che ha il solo scopo di cercare di prolungarti la vita senza curarsi della qualità della stessa,molto spesso facendoti diventare una statistica sul tempo che secondo lui è riuscito a farti guadagnare.
Fan culo.
Petrolini diceva: vorrei morire in perfetta salute. Anche io.
Possibilmente con un bel sorriso sulle labbra.
Malgrado tutto,sono ancora sul pezzo,ho quasi tutto sotto controllo e quello che ancora mi sfugge, mi sto muovendo per  normalizzarlo e anche per assicurare un futuro a me,il più a lungo possibile e soprattutto a mia moglie.
Se ci riuscirò, l'idea sarebbe di stare più insieme possibile e di toglierci, fino a che siamo ancora in tempo, qualche “piccolo” sfizio.
Magari passare qualche mese in un paradiso tropicale, senza tornado, però.
Andare a fare un safari fotografico in Africa.
Andare in primavera prima un mese a Parigi e poi uno a Venezia.
Tornare dopo quasi 40 anni a Taormina e alle 5 Terre.
E per finire,ma non è detto che sia l'ultima cosa che faremo. Un tuffo dallo scoglio di S. Andrea all'Elba.

 



  

LA MATURITA'

Non si diventa mai veramente maturi,diceva un tale,si diventa solo stanchi.
Sinceramente non saprei dire se è veramente così.
Se dovessi giudicare questo momento, sicuramente stanco lo sono,ma sono maturo?
Certo gli anni,se hai le capacità di analizzarli e la voglia di progredire,un bagaglio di esperienze te lo lasciano sicuramente.
Il problema è se sei in grado di farne tesoro e, essendo a conoscenza di molte più cose,per averle vissute o per averle viste,se ne hai preso coscienza,se sono state frutto di una riflessione,magari inconscia,oppure ti sono passate davanti e ti hanno attraversato senza lasciare traccia.
Poi c’è un’altra possibilità e cioè che,pur capendo ciò che sarebbe giusto fare,il tuo carattere,i tuoi sentimenti e la tua volontà ti portino ad agire sempre nello stesso modo,pur sapendo che non è quello più ragionevole.
Ammesso che tutto questo conti qualcosa per la vera maturità,che,in fondo,è una cosa interiore,che per assurdo potrebbe anche non entrarci niente con il comportamento,anche se sarebbe normale trarre la conseguenza che,da un ragionamento,derivi un’azione conseguente.
Ma l’uomo è un animale strano,che pur distinguendosi dagli altri esseri viventi per la capacità di elaborazione del pensiero e della parola,non sempre nei fatti lo dimostra.
Soprattutto il cervello non è tutto, è moltissimo ma non è tutto,non costituisce sempre l’unico ed il più giusto metro di distinzione tra le persone,almeno se non è accompagnato da qualità e qualche volta da difetti,che sono il condimento di una personalità.
Insomma l’essere umano è piuttosto complesso e la maturità non è solo la comprensione del mondo che ti circonda,ma anche la sua serena accettazione,pur con tutte le riserve possibili,per il tipo di vita che siamo destinati a vivere.
Tutto ciò,secondo me,richiede capacità di tolleranza,di sensibilità,di distacco da avvenimenti che non meritano più l’impegno che gli dedicavamo magari molti anni prima;una scala delle priorità, delle cose per cui vale la pena vivere e un nuovo modo di definire,senza rimpianti, la linea di demarcazione che qualifica la qualità della vita.
Perciò,basta con le banalità,con risentimenti inutili,con le collere che, a posteriori,ti fanno pentire di averle provate e andiamo al nocciolo,al fulcro dei valori umani.
Se riusciremo in questo forse non saremo mai veramente stanchi e,anche se, la vera maturità probabilmente è raggiungibile solo da pochi,ci avvicineremo molto sin quasi a toccarla e……….poi,in fondo,c’è sempre tempo.   

venerdì 5 novembre 2010

IL TEMPORALE



 E’ notte,dalla terrazza si vede un mare immenso,buio,incorniciato da due colline che si incontrano alle radici,quasi come l’apertura di un sipario al contrario, formando una grande V che incornicia il mare e l’orizzonte.
Qualche piccola luce qua e là proveniente dalle poche casette sparse sulle colline ed all’improvviso un  lampo che illumina e delinea la costa della Corsica di fronte a noi,improvviso,inaspettato e seguito da qualche hooo che nascondono sorpresa e anche un leggero e velato timore.
Poi,ma dopo un po’,il tuono,dal rumore sordo,attutito,lontano e l’abbaiare dei cani in lontananza.
I lampi,improvvisi dai disegni imprevedibili ed inaspettati che in un attimo nascono dal cielo e muoiono nel mare.
E resti lì immobile ad aspettare il prossimo, incuriosito dall’imprevedibilità e anche un po’ intimorito dalla potenza che sprigiona e dalle traiettorie sempre diverse;qualcosa che ti fa sentire più piccolo di quello che effettivamente sei e che ti riporta all’infanzia,quando non riuscivi a spiegarti cosa effettivamente stesse accadendo.
Forse non te lo spieghi del tutto neanche adesso e rimani lì incantato,affascinato da una cosa che pur essendo così lontana la senti come tua,un po’ preoccupato,affascinato, incuriosito e certo che per quanto potenti siano questi fenomeni,per quanto piccolo ed impotente sia tu verso tutto questo,ne fai parte.

mercoledì 3 novembre 2010

LA PET

Sono andato a fare il controllo semestrale per il cancro a Bologna, perché a Roma, la capitale d’Italia, ho avuto troppe difficoltà per trovare chi lo eseguiva e poi, per avere un appuntamento in tempi accettabili, sin dalla prima volta e perciò ho continuato con Bologna, anche per essere certo che i valori fossero sicuramente comparabili.
Si tratta della PET che poi sarebbe una TAC molto più precisa e con un mezzo di contrasto specifico per la mia malattia.
Sinceramente avevo riposto molte speranze sull’esito, confidando che se fosse stato negativo che poi vorrebbe dire che è positivo e che le cose vanno bene, forse l’oncologo mi avrebbe sospeso o almeno indicato dei tempi di sospensione, della cura ormonale che sto facendo da quasi un anno e che, secondo me, mi sta creando i problemi maggiori, uno stato fisico molto debole e un ingrassamento anomalo per la mia natura.
Già dall’esordio, avrete capito che il risultato non è stato proprio quello che speravo, anche se, sulla reale gravità, dovrò comunque sentire il medico.
Certo,che per continuare la cura ormonale, dovrei cambiare gusti,ma a quest’età è piuttosto improbabile,perchè , oltre a provocarmi le cose che ho già detto, mi ha fatto crescere il seno, un bel seno, direi una prima misura abbondante, bella soda, che non necessita neanche di reggiseno, ma in compenso fa veramente male e oltre a non poterlo neanche sfiorare, mi sono impedite alcune mosse che se le faccio mi sento come strappare il petto.
In più sono ingrassato di oltre quindici chili, che per uno che è stato magro tutta la vita è un’esperienza non solo nuova ma anche curiosa e parecchio scomoda,visto che è come portarsi sulle spalle un bambino per tutto il giorno.
Giacché, per scelta di vita, odio i luoghi comuni, potrei inventarmi: grassezza, mezza bellezza, dimenticandomi che la frase non ha alcun senso almeno quanto quasi tutte le altre di questo tipo, che si dicono continuamente, ma arrivati a questo punto, che importanza ha?
Il primo inconveniente pratico che ho dovuto subire è che sono stato costretto a ricomprare tutti i pantaloni, perché avendo prima lo stomaco piatto e la vita sottile,di quelli che avevo, non me ne entrava più neanche uno.
Da qui, un altro problema, cambiare stile nel vestire o affidarmi a un sarto, perché dei pantaloni confezionati mi stanno solo quelli che portano i ragazzini, con la vita bassissima, stile jeans e in più mi sono dovuto affidare alle bretelle anziché alla cinta perché qualsiasi capo mi calava e voi capite che la cosa poteva essere spiacevole e magari un po’ “disonorevole”.
Andare in giro con un bel seno, tondo e con i calzoni calati, poteva essere ambiguo e magari essere male interpretato. Meno male che mi sono fatto crescere la barba, perché non si sa mai chi puoi incontrare e considerando che il cattivo  gusto impera, magari potevo trovare anche qualche ammiratore, ci mancherebbe pure! Io sono una persona seria!!!????
Sinceramente in questo momento a tutto penso meno che ad avventure sentimentali o di sesso, specie con uomini.
Sono felicemente sposato e ci devono solo provare ad attentare alla mia virtù.(Hehehehe).
In aggiunta mi sono anche dovuto rassegnare a tornare indietro di una cinquantina di anni e comprare pantaloni senza chiusura lampo ma con i bottoni.
Pare che la moda dei ragazzi preveda questo.
Per un uomo della mia età è una cosa abbastanza fastidiosa, considerando il tempo necessario per aprire la patta, che può creare problemi abbastanza spiacevoli soprattutto perché non ho visibilità nelle parti basse,visto che la mia pancia si frappone tra gli occhi e quella parte del corpo a cui ho sempre tenuto molto.
Ci abbiamo messo anni per avere le chiusure lampo che veramente sarebbero una cosa utile,mi piacerebbe conoscere il motivo per il quale lo stilista o la fabbrica si è inventata di tornare indietro. Assomiglia molto a quando ci chiediamo perché il buon Dio ha inventato le zanzare.
Meglio lasciar perdere.
Però riflettendo sulla mia situazione,direi che la legge del contrappasso è spesso spietata e puntualissima, se penso alle volte che ho scherzato, sia pure bonariamente, da ragazzo, sul pancione di alcuni parenti anziani.
Meglio riderci sopra, perché se mi avessero detto tre anni fa che sarei stato così, non ci avrei creduto per nessuna ragione fino a passare alle vie di fatto con l’incauto che avesse insistito nell’infausta previsione.  
In fondo,però, sono tutte esperienze che nessuno può dire se siano così negative come potrebbero sembrare a prima vista. Anche se mi sto sforzando di capire che altro di peggio potrebbe succedermi.
Magari se non mi fossi ammalato, mi sarei messo in un guaio molto più serio, chissà.
Ancora non è detta quale sarà la mia fine, come proseguirà la vita che mi resta e quanta me ne rimane.
Credo che, per me, sia giusto vivere giorno per giorno e cercare di sfruttarlo al meglio che posso, cercando di non sprecarne neanche un minuto, agendo come se quello fosse l’ultimo e poi magari vivrò sino a cent’anni, perché le sorprese sono sempre dietro ogni porta e proprio lì sta il bello.
Belle frasi non c’è che dire. Sembrano giuste,in teoria,concretamente però le cose appaiono diverse.
Questo è quello che normalmente penso, dico e scrivo,poi ci sono momenti in cui la realtà mi colpisce più concretamente e non ne sono più tanto sicuro.
Se si vogliono considerare vita le giornate che passo da un po’ di tempo a questa parte, magari varrà pure la pena di non sprecarne neanche un minuto,ma visto che sono tutti uguali o quasi, mi riuscirebbe difficile scegliere quali salvare per primi.
Nella realtà darei tutto il tempo che mi resta, per avere sei mesi nelle condizioni di prima del diluvio.
In questo caso, tanto per sognare un po’, andrebbe bene qualsiasi guaio mi capitasse. Sarebbe sicuramente ben accetto.
Sento parlare e scrivere di gente che vive da anni con il cancro o a causa del quale è appena morta.
La frase ricorrente è che hanno combattuto sino alla fine con la malattia,perché la parola cancro si ha il pudore di pronunciarla. Chissà perché?
Sinceramente combattere,in questo caso, non so bene cosa significhi veramente.
Che non si sono suicidati? Che non sono andati in depressione lasciandogli via libera? Che hanno continuato a curarsi,sino all’ultimo?
A pugni o a lotta libera con il cancro non ci si può fare. Almeno io, non ci riesco.
Uno cerca di tirare avanti, facendo quello che ti dicono i dottori,spesso avendo molti dubbi che quello che fai ti porterà a guarigione e soprattutto che ti sarà concessa ancora una vita accettabile.
Le perplessità ci sono sempre, soprattutto sul fatto che valga o no la pena di fare tutto questo, considerando che di solito le condizioni non fanno che peggiorare e si comincia a pensare: se non faccio niente magari, un po’ di tempo davanti ce l’ho in una situazione ancora accettabile e poi quel che sarà, sarà.
Insomma quando ti lasci andare a pensare solo basandoti sull’oggettività, per quanto ti sforzi, l’ottimismo viene un po’ meno, ti rendi conto che da quando è iniziato tutto, non c’è stato un giorno nel quale ti sei sentito meglio del precedente anzi,piuttosto il contrario, anche quando i medici ti dicono che stai migliorando.
Che, malgrado tutte le assicurazioni, non puoi contare più su un futuro, come tutti del resto,ma per te si tratta di una cosa molto più tangibile e concreta e che quello che ti resta, poco o tanto che sia, è molto probabile che non sarà particolarmente piacevole.
Allora perché tenere duro, perché “combattere” contro il cancro”?
Un po’ perché non sono portato per carattere ad accettare la sconfitta e a lasciare che le cose mi capitino senza intervenire.
Finché sarò vivo, sono mio e non permetterò a niente e a nessuno di decidere della mia vita,e lotterò contro chiunque si intrometta,compreso il cancro, anche se questo dovesse costarmi una grande pena.
Tutta la mia storia dimostra questo e negli anni certe scelte in questo senso, mi sono già costate abbastanza.
Magari non quanto mi costerà combattere il tumore e non lasciarmi sopraffare, ma si tratta di scelte e anche di natura e di carattere che non si modificano se il rischio è maggiore o la sofferenza inimmaginabile.
Sono nato così e mi sono rafforzato con il passare degli anni all’interno di queste convinzioni,rendendomi conto che per me non c’è altro modo di vivere,di concepire la vita.
Non sono mai stato condiscendente neanche da giovanissimo e questo mi ha portato dove sono e ad essere come sono ora.
Dire che tengo duro anche per le persone che mi vogliono bene e mi stanno vicino,anzi direi la persona, è talmente scontato che non varrebbe la pena neanche di dirlo,resta il fatto,però,che se non fossi come sono, probabilmente mollerei lo stesso.
Quando ti capita una cosa del genere puoi essere circondato da tutto l’amore del mondo che ti venga dimostrato in tutte le circostanze,ti sembra lo stesso di non esserti mai sentito così solo.
Tutte le dimostrazioni di affetto fanno naturalmente molto piacere e guai se non ci fossero,ma questa è una cosa che non puoi condividere con nessuno.
Si cerca di parlarne,di coinvolgere chi ti ama e sicuramente loro si sentono partecipi,ma tu continui a sentire che solo tu ti puoi veramente aiutare a sopravvivere e mantenere o a trovare quella serenità e anche quella forza, che ti aiuta ad accettare la situazione e a combatterla.
Ma direi di smetterla,perché anche ora,come sempre, preferisco parlare di cose allegre o comunque leggere, soavi,carezzevoli, e questo argomento non fa parte di queste categorie anche volendo affrontarlo ironicamente.
C’è una cosa fastidiosa e ricorrente che succede incontrando le persone che sanno del tuo male,è quello che Petrolini, ormai molto malato, raccontava e cioè che era stufo di avere accanto sempre un certo sig. D’Aspetto che stava tanto bene al contrario di lui.
Quello che mi preme ancora precisare è che almeno dal mio punto di vista far passare come eroi le persone che hanno o hanno avuto il cancro, mi sembra comprensibile da un punto di vista umanitario e per il fatto che c’è sempre una parte di paura che potrebbe capitare a noi,ma è come dire che è un eroe qualunque malato di una qualsiasi malattia grave e mortale.
Adesso che ci sono dentro anche io,vi posso dire,senza voler generalizzare troppo, che soprattutto si cerca di tirare avanti,il meglio che si può e che gli atti di coraggio possibili sono veramente pochi, per non dire nulli.
La malattia sicuramente non fa l’uomo. Magari ti cambia la vita,ma quello che eri prima, resti anche dopo, nel bene e nel male.
Dopo il primo sbigottimento,perché nessuno si aspetta mai che possa capitare a lui,ti cominci ad attrezzare per diventare un ex malato grave o un perfetto trapassato.