Il gusto dell’ironia spesso,se non stai attento ti può prendere la mano e portarti a dire anche cose spiacevoli.
Lascio a voi di capire se si tratta di questo o se un fondo di verità in quello che ho scritto c’è, magari un po’ esagerata dal mio, sempre presente, desiderio di giocare.
LEO
Il nostro rientro a casa sembra sia stato irrilevante, meno che per il fatto che, fortunatamente, dopo il pessimo tempo che c’era stato, abbiamo portato giornate senza pioggia, un po’ freschine ma non gelide, e questo è stato decisamente apprezzato dalle nostre ospiti.
La situazione politica generale appare come se si fosse fermata e avesse aspettato il nostro ritorno, in famiglia non abbiamo trovato cambiamenti e la vita sembra procedere come al solito, insomma la sensazione che abbiamo avuto, è stata che, ci siamo o non ci siamo, cambia poco o niente.
Quasi, quasi, non ci siamo.
Non che ci aspettassimo che stendessero tappeti rossi all’arrivo, ma un tantino di entusiasmo in più, non avrebbe guastato.
La maggiore soddisfazione ce l’ha data Leo, uno dei gattoni di casa,ma non in casa, (un soriano,un tipo Romeo, il guardiano del Colosseo), che malgrado la mole e l’indolenza tipica di un gatto, quando ci ha visti arrivare, ci è venuto incontro alla macchina, anche se era buio e quando l’ho chiamato ha risposto con un particolare miagolio (lui non miagola quasi mai) e un atteggiamento del corpo inconfondibile per un gatto che vuole dimostrare che è contento.
L’ho preso in braccio e c’è pure stato, malgrado non gli piaccia affatto, visto che si crede, e dimostra di essere, un maschiaccio dominante, convinto, secondo me, che in braccio si fanno prendere solo le miciette o i gatti d’appartamento.
Da proprio la sensazione che si senta diminuito e che non sia dignitoso, per uno come lui, lasciarsi manipolare come un qualsiasi gattino.
Ebbene è l’unico che ha dato la sensazione di essere felice di rivederci, neanche la nostra gatta di casa, Zazà, alias Pizzi, Pizzi, ha dato segni, almeno sul momento, di contentezza, anzi ci ha accuratamente evitato.
Per non parlare degli umani, magari erano felicissimi, ma l’hanno nascosto molto bene.
La mia famiglia materna, che ormai si è ridotta a due persone, mia madre e mia zia che abitano con noi, devono aver fatto un particolare studio negli anni per riuscire a non dimostrare i sentimenti, in quasi tutte le occasioni, perlomeno spero che sia così, perché, se no, dovrei pensare che i sentimenti proprio non ci sono.
Ma sicuramente questa è una mia malignità, la debolezza di non saper resistere alla tentazione di dire una battuta.
Certo è che, per fortuna, mia moglie e io non abbiamo bisogno di niente e ci bastiamo o così amo credere, perché se per caso avessimo carenza di affetto, di un po’ di calore umano, avremmo qualche difficoltà a trovarlo, anche impegnandoci a scavare nella loro anima, in modo approfondito.
Con un po’ di immaginazione, Rita trova lati, molto ben nascosti, che dovrebbero essere segnali di legame e di partecipazione.
Per quanto mi sforzi, a me non riesce altrettanto, anche se, quando me ne parla, faccio finta di essere d’accordo con lei e, per quieto vivere, fingo di credere che certi nostri comportamenti vengano capiti ed apprezzati e che l’attaccamento che dimostriamo, venga ricambiato.
E’ molto probabile che abbia ragione lei e che io pretenda troppo da persone che per carattere, per esperienze, per abitudini, non potranno mai diventare espansive, né tantomeno estroverse.
Ma per fortuna, c’è Leo.
Lui è sempre pronto, malgrado il temperamento e la dignità, se cerchi affetto lui c’è sempre e, al contrario della maggior parte degli altri gatti che lo fanno perché sperano di mangiare, Leo viene anche senza interessi.
Io non gli do mai la pappa, eppure corre lo stesso.
Addirittura ha capito che io non sto bene e faccio molta fatica ad accarezzarlo quando lui è a terra e per evitare di farmi piegare, salta sul tavolo o sul muretto per farsi carezzare.
Sempre virile, sempre dignitoso, non si mette mai, come quasi tutti i gatti a pancia per aria, o gira la testa indietro, scoprendo il collo, che è un segno, nello stesso tempo, di fiducia e di sottomissione.
Fiducia sì, sottomissione mai.
Ma non vorrei essere frainteso, perché, con quello che ho scritto, potrebbe sembrare che io preferisca il gatto a mia madre.
Non è così naturalmente, ma rimane il fatto che da una madre o da una zia, ti aspetteresti più di quanto ti può dare un gatto.
Sicuramente sono io carente, perché dovrebbe bastarmi la loro presenza,la vicinanza ad accontentarmi e appagarmi.
Più ci penso e più me ne convinco, solo che due braccia al collo o due occhi che si illuminano quando ti vedono, fino ad arrivare ad un gatto che è palesemente felice solo perché ti sta vicino, sono un’altra cosa, che ti riempie il cuore e che nessun ragionamento, per quanto logico, per quanto giusto e razionale, potrà mai cambiare.
Se Leo fosse stato un cane, sarebbe stato ancora comprensibile, ma per il gatto l’affettuosità, specie disinteressata, non è una prerogativa peculiare.
Due sono le cose: o è veramente un gatto speciale, oppure io ho una famiglia un po’ strana.
Sicuramente, Leo è speciale.
Deve essere per forza così!

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