LEO LONGANESI - AFORISMI
- Il signore è uscito a sinistra, ma torna a destra per l’ora di pranzo: telefoni più tardi
- La Natura ha strane leggi, ma lei, almeno le rispetta.
- Non datemi consigli! So sbagliare da solo.
- Tutto ciò che non so l’ho imparato a scuola.
- I filosofi, è cosa strana, non capiscono nulla di arte,mentre gli artisti capiscono assai di filosofia: segno è che l’arte è anche filosofia, ma la filosofia non è arte.
- Alla manutenzione, l’Italia preferisce l’inaugurazione.(Milano, 3 agosto 1955)
- Buoni a nulla, ma capaci di tutto. (Milano, 29 marzo 1955)
- Chi rompe, non paga e siede al governo. (Milano 4 ottobre 1956)
- I debiti di riconoscenza si pagano entro le ventiquattro ore con l’antipatia. (Milano, 28 agosto 1953)
- I problemi sociali non si risolvono mai: invecchiano,passano di moda e si dimenticano.
- I ricordi si interpretano come i sogni. (Milano, 28 marzo 1955)
- Il contrario di quel che penso mi seduce come un mondo favoloso. (Milano, 12 maggio 1948)
- In Italia, tutti sono estremisti per prudenza. (Milano, 19 febbraio 1956)
- L’arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere stati chiamati. (Milano, 3 giugno 1956)
- L’italiano non lavora, fatica. (Roma, 1° luglio 1953)
- La virtu' affascina, ma c’è sempre in noi la speranza di corromperla. (Milano, 1° aprile 1955)
- Montanelli: un misantropo che cerca compagnia per sentirsi più solo. (Milano, 27 marzo 1955)
- Non è la libertà che manca; mancano gli uomini liberi. (Milano, 8 gennaio 1957)
- Non si ha idea delle idee della gente senza idee.
- Quando suona il campanello della loro coscienza, fingono di non essere in casa. (Milano, 20 gennaio 1951)
- Un vero giornalista: spiega benissimo quello che non sa. (Milano, 22 marzo 1957)
- Un’idea che non trova posto a sedere è capace di fare la rivoluzione.
- Una società fondata sul lavoro non sogna che il riposo. (Milano, 18 febbraio 1957)
- Bisogna trovare un fratello al Milite Ignoto. (26 luglio 1938)
- È meglio assumere un sottosegretario che una responsabilità. (Roma, 4 novembre 1944)
- Il napoletano non chiede l’elemosina, ve la suggerisce.
- La carne in scatola americana la mangio, ma le ideologie che l’accompagnano le lascio sul piatto. (Napoli, 14 gennaio 1944)
- La noia segue l’ordine e precede le bufere. (22 marzo 1938)
- La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: Ho famiglia. (Roma, 26 novembre 1945)
- Le apparenze hanno per me uno straordinario valore e giudico tutto dall’abito... ho il coraggio di essere superficiale.
- Non c’è posto per la fantasia, ch’è la figlia diletta della libertà. (Napoli, 9 dicembre 1943)
- Non bisogna appoggiarsi troppo ai princìpi, perché poi si piegano.
- Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano queste idee. (Roma, 9 ottobre 1944)
- Se le religioni fossero molto chiare perderebbero, coll’andar del tempo, i credenti.
- Soltanto sotto una dittatura riesco a credere nella democrazia. (Roma, 19 agosto 1944)
- Sono un carciofino sott’odio. (11 dicembre 1938)
- Sono un conservatore in un Paese in cui non c’è niente da conservare.
- Tutte le rivoluzioni cominciano per strada e finiscono a tavola. (27 maggio 1940)
- Un’idea imprecisa ha sempre un avvenire.
- Vissero infelici perché costava meno. (15 marzo 1938)
- Veterani si nasce. (15 novembre 1938)
- L’intellettuale è uno che non capisce niente, però con grande autorità e competenza.
- Sono talmente solo che lo specchio non mi riflette più.
- Se c’è una cosa in Italia che funziona è il disordine.
Leo Longanesi,Bagnocavallo, 30 agosto 1905 - Milano, 27 Settembre 1957.
Giornalista, editore, disegnatore, elzevirista e umorista
Completamente dimenticato anche lui. Ha scritto un numero considerevole di libri, da solo o in collaborazione con le migliori firme italiane dell’epoca, da Mino Maccari a Vitaliano Brancati e collaborato per anni con Mario Pannunzio e con Indro Montanelli, consolidando con lui una grande amicizia.




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